Petizione per favorire il Part-Time. Perché firmare.

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Perché firmare.

L’importanza di una petizione è sempre relativa al momento storico in cui la collochi, serve a molto nel momento in cui può essere recepita da governi e parlamenti che, quasi sempre, ritengono di usare la cosa per motivi elettorali.

Mi scuserete se potrebbe sembrare – difficile che sia altrimenti – una attestazione di sfiducia a prescindere da questo o quel colore politico, ma è anche vero che qualche volta non è poi così male raccogliere un’opportunità, quella di poter dare una svolta a quello che oggi si chiama lavoro part-time.

Che la situazione odierna sia in qualche modo paragonabile a quella del secolo scorso?

Domanda retorica. Nascono ogni giorno professioni e competenze che una volta non ci sognavamo neppure, ed avviene che le posizioni di lavoro part-time sono sempre meno ad appannaggio delle donne e, udite udite, si conciliano anche bene con ruoli di alto profilo.

Questo cosa significa?

Da una parte, è la riprova che la formazione, soprattutto femminile, è aumentata di livello (quindi maggiore presenza di figure laureate) e questo viene riconosciuto o comunque messo a frutto e ritenuto pure conveniente. D’altra parte, il progresso deve essere accompagnato da un miglioramento del welfare, in particolare l’esigenza di molte donne diventa quella di regalare ai propri figli una crescita di qualità, per forza quindi gestita il più possibile in prima persona. E questo richiede, in primis, tempo.

Vi chiedo quindi: Vi sembra allora che il mondo del lavoro, sia esso pubblico o privato, stia andando in questa direzione? No davvero. Perché comunque resta uno scoglio da superare, particolarmente nel tessuto delle piccole e medie aziende per un fattore culturale, nelle grandi aziende per la loro innata, per così dire, propensione a sfruttare ogni situazione per massimizzare il reddito, a non concedere il part-time se non proprio costrette da esigenze organizzative.

Immagino che qualcuno direbbe che il part-time bisogna guadagnarselo con le proprie competenze, condivido la meritocrazia però, ammettiamolo, vanno evitati abusi. Ritengo sia un abuso che un datore di lavoro sia giudice senza possibilità di appello nei confronti del lavoratore che esprima il desiderio di lavorare in part-time. Ok, l’azienda è sua. Ma non è sua la dignità del lavoratore. Quindi deve esserci una norma che, stanti determinate condizioni, consentano al lavoratore di scegliere una riduzione o una ristrutturazione di orario. Scegliere, non chiedere. Non elemosinare. E’ una scelta di progresso, di futuro che riguarda il singolo e crea vantaggi alla collettività al tempo stesso. Instillare una nuova cultura che dia la precedenza alla qualità di vita nostra e dei nostri figli è progresso, sganciamoci per piacere dall’ideologia del paese di serie B e dall’equazione piu ore=piu produttività.

Diventiamo finalmente un paese di serie A.

Sottoscrivete la petizione su Change.org : http://chng.it/KqBJJHvw Movimento Donne per Favorire il Part-Time

Almeno pensateci, aprite altre iniziative se volete, ma partecipate, FIRMATE!

L’unione fa la Forza!

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