E se il part-time divenisse legge in Italia?

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E se il part-time divenisse legge? Come vi comportereste se entrasse in vigore il superamento delle canoniche e fatidiche 8 ore di lavoro?

E’ un’ipotesi che farebbe molta fatica a prender forma specialmente in un concetto culturale come quello del nordest italiano, dove comunque anche a livello di dipendente la centralizzazione delle mansioni è molto radicalizzato.

In che senso?

Ebbene si, siamo “gelosi” del nostro lavoro, dei nostri contatti e in fondo nascondiamo anche l’insicurezza e la paura che se qualcun altro rivestisse le nostre mansioni, sia pur per poche ore al giorno o alla settimana, possa essere più bravo di noi.

Perché di questo si tratta: perlomeno per l’azienda medio-piccola del nordest, la disponibilità del lavoratore quando va bene va anche oltre le 8 ore quotidiane, perché in questo modo l’imprenditore si sente “tutelato” nella continuità della produzione o, magari, anche nella gestione dei rapporti con l’estero che sono soggetti, come si sa, ai fusi orari dei clienti di paesi magari oltreoceano.

Non sto parlando solamente di incarichi di un certo livello, ma anche di semplici servizi di assistenza “customer care” irrinunciabili come l’esigenza del cliente statunitense di ottenere documenti richiesti dalle dogane locali, in tempo reale.

Ok, il cosiddetto smart-working, direte voi, non è un concetto nuovo.

E magari qualcuno andrà a rispolverare il trito e ritrito motto “lavorare meno, lavorare tutti” di sessantottina memoria. Niente di più distante da questo concetto.

Prima cosa, sappiamo che la riduzione di lavoro funziona, e lo fa alla grande!

I dati europei parlano chiaro (consuntivi del 2017, università La Sapienza di Roma): in Italia le ore di lavoro sono 1.800 pro-capite, in Francia 1.482, nella solita Germania 1.371(!) e via discorrendo. Non fatevi ingannare da altre statistiche che magari prendono in esame tutta la popolazione, anche quella non operativa, questi numeri sono riferiti alle persone effettivamente impiegate!

Ora, non credo che si possa addurre che i paesi citati soffrano di “mancata competitività”, anzi. E nemmeno che siano inferiori dal punto di vista degli ammortizzatori sociali.

Piuttosto, sono diversi per cultura ed istruzione. Hanno politiche familiari che noi ci possiamo soltanto sognare – non serve spiegare a nessuno quanto sia reperibile un asilo nido, e quanto costi.

Anche quando si parla delle 40 ore settimanali, fuori dall’ Italia gli orari consentono di ragionare in modo diverso, la commessa del negozio non esce alle 19.30, quando va bene, ma molto prima. Nelle aziende di produzione, la pausa pranzo non è di 1,5 o 2 ore. Si esce alle 4, alle 5. “Working 9 to 5” nella stragrande maggioranza degli uffici, e direi di fermarci qui con l’elenco: si aprirebbe un altro mondo che non c’è il tempo di trattare.

Ma quello che intendo dire, sostanzialmente, è che il part-time sarà la naturale conseguenza dello sviluppo anche del nostro modello di società, che piaccia o meno all’ imprenditore “old style” italiano, piuttosto che alla multinazionale o alla catena di grandi marchi di turno.

Se siamo qui a porci il problema, e siamo in molti, significa che la cultura si sta diffondendo anche da noi.

Immagino che qualcuno osserverà come specialmente dalla crisi del 2012 i diritti dei lavoratori siano addirittura diminuiti, ma questa è un’altra storia che ha forse anche rafforzato il concetto.

Da una parte il mercato del lavoro è diventato più flessibile, dall’altra i modelli a cui dovremmo fare più spesso riferimento hanno mostrato che è solo a livello normativo che sarà possibile cambiare le cose.

L’Italia è pronta, i governi succedutisi finora sembrano non esserlo.

Il contributo che possiamo dare noi come singoli chiaramente non potrà essere immediato, ma è fondamentale, e gli strumenti social lo hanno dimostrato. Persone nate dal nulla, i cosiddetti “influencer”, prima non erano nessuno e sono arrivate addirittura a spostare consensi verso una direzione politica piuttosto che un’altra.

Ora la domanda è una sola: Siamo tanti, perché non provarci anche noi?

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