Lettera ad un Responsabile del Personale

R0C7A5M4WB
0

Sono ormai passati più di 10 anni, ma questa lettera, da me scritta all’allora Responsabile delle Risorse Umane dell’Azienda dove lavoravo, è sempre attuale, soprattutto quando si festeggia, come oggi 25 novembre, la Giornata contro la violenza sulle donne. E non è violenza anche questa? Fortunatamente allora, e ancor di più ora, avevo il coraggio di farmi sentire. Certo, senza alcun risultato materiale, ma quanto meno senza stare zitta, come spesso accade…

Siamo orgogliosi dei nostri figli. Li abbiamo fortemente voluti e ci compiacciamo della nostra famiglia.

Quando all’inizio di dicembre parlai con l’Ing. Gatto, lui mi disse che non ha più la responsabilità del personale dell’Ufficio, che chi sarebbe venuto al posto dell’Ing. Ciccio avrebbe fatto la nuova squadra e che quindi il mio contratto sarebbe scaduto e basta.

Fin qui tutto bene, avrebbe anche fatto bella figura ma non si è limitato a questo, prima di andarmene ha voluto puntualizzare che, alla fine, la colpa era mia,che avevo fatto molte assenze, che non mi ero “giocata” bene la maternità, che avrei potuto dire prima della gravidanza e: ”avremmo anche fatto bella figura”, e che avrei potuto instaurare un rapporto diretto con la direzione del personale. Conseguentemente anche io ho fatto delle puntualizzazioni, ho l’età sufficiente per rispondere alle provocazioni e, si sa, se si provoca è necessario essere anche pronti a tutte le reazioni possibili.

Devo dirle, Dott. Volpe, che avevo pensato si trattasse di considerazioni personali dell’Ing. Gatto.

Ma successivamente altre persone mi hanno riportato di suoi personali commenti, non so se veri o meno visto che io e lei non abbiamo mai avuto il piacere di colloquiare, tranne quel 10 agosto quando lei è venuto a sedersi sulla mia scrivania e, con fare molto affabile, mi ha chiesto : “come va?”. Ma visto come sono andate le cose mi prendo la libertà di farle sapere quali sono state le considerazioni che feci all’Ing. Gatto a dicembre, e altre considerazioni mie personali.

Gli ho pertanto comunicato che la data dell’ultima mia mestruazione per la gravidanza era il 9 gennaio 2007, data presunta del parto 16 ottobre 2007. So che lei è sposato ma non ha figli: se ne cerca e non vengono mi dispiace per voi, se non ne cercate mi dispiace lo stesso. Ma forse nessuno le ha mai detto che ci sono delle tappe durante una gravidanza. Battito dell’embrione rilevabile all’ 8° settimana, quindi intorno al 4 marzo. Il 27 febbraio la mattina mi sveglio con perdite ematiche, vado quindi in ospedale dove viene sì rilevato il battito, ma anche la presenza di una seconda camera ovulare, vuota, che era in fase di espulsione con il rischio, quindi, che anche l’embrione vivo venisse espulso (si chiama “aborto spontaneo”). Prima che lei venisse in Azienda, in ottobre 2006 avevo già avuto un aborto spontaneo (e non era ad ogni modo il primo), in pieno primo contratto a tempo determinato, ed ero venuta lo stesso al lavoro.

Apro una piccola parentesi sulle assenze: inizio il mio contratto a giugno, ad agosto c’è una settimana di ferie obbligata per chiusura aziendale, ne presi una aggiuntiva per motivi dettati dall’ azienda stessa, purtroppo i miei altri 2 figli durante l’autunno/inverno 2006/07 si sono ammalati come accade a tutti i bambini, e per ogni giorno di assenza che io ho fatto per assistenza ai figli ho prodotto un certificato medico del pediatra e quindi quelle giornate lavorative non mi sono state corrisposte. Sono senza la mamma e mio padre è ultra ottantenne, quindi non ho persone alle quali chiedere se possono portare i bimbi dal pediatra per la prima visita, per il resto dei loro giorni di malattia mi sono arrangiata con la baby sitter. Credo che se faceste una ricerca sulle assenze delle dipendenti durante il primo anno di vita dei loro bimbi vedreste che i giorni di assenza sono sicuramente più alti rispetto alla loro normale media, ma fortunatamente si tratta di cose che poi si sistemano. Per Natale l’Azienda chiude un’altra settimana, e io, in accordo con il mio superiore, prendo 15 giorni di maternità facoltativa del mio 2° figlio per non andare a debito di ferie, come sarebbe successo.

Quindi vengo in ufficio il giorno 28 febbraio (dopo essere stata in ospedale il giorno 27), ma dal 1° marzo resto a letto a riposo assoluto per 2 settimane, per evitare di perdere anche questo bimbo.

Non appena sono finite le perdite e abbiamo avuto la certezza che l’embrione era rimasto, ho comunicato al mio superiore, Ing. Ciccio del mio stato, ed era la metà di marzo. In quel momento gli ho anche comunicato che all’11° settimana (2 aprile) sarei rimasta a casa per via del prelievo dei villi coriali.

Non credo che avrei potuto dire prima della gravidanza, visto l’alto rischio di aborto dovuto sia all’età che alla mia precedente storia di aborti. Trovo spiacevole che si facciano considerazioni sul “giocarsi” certe cose: si tratta di vita, non di bambolotti o di considerazioni contabili, crede davvero che non sapessimo, io e mio marito, che il contratto non mi sarebbe stato riconfermato alla luce di una gravidanza fatta durante un contratto a tempo determinato? Disgraziatamente la nostra società piange sui figli che le donne italiane non hanno, ma le donne italiane non vengono messe nella condizione di fare le mamme degnamente. Che l’esito del mio contratto non sarebbe stata un’assunzione era una cosa fin troppo prevedibile, e per nulla inaspettata. Già, siete stati assolutamente prevedibili, e non vi siete smentiti.

Lavorare in questa Azienda mi ha permesso di conoscere programmi, prodotti, un mondo che era me assolutamente sconosciuto, essendomi per 18 anni impegnata in altro, ho conosciuto moltissime persone perbene e sono certa di aver lasciato un buon ricordo nelle persone con le quali ho lavorato. Ho mantenuto un profilo volutamente basso, per una questione di scelte personali.

Vorrei credere quindi che il contratto è andato a seguire la sua naturale scadenza senza nemmeno un tentativo di contatto solo perchè l’ufficio, come era, non esiste più, l’Azienda sta cercando nuovi assetti e quindi ora non è il momento, meglio tagliare ove possibile.

Ma se è vero che il commento è stato che mi sono comportata da furbetta perché ho aspettato a comunicare della gravidanza, e che per questo non meritavo di continuare a lavorare, allora mi sembra di vedere una scenetta del tipo: “sei stata molto dispettosa, e per questo non ti do la caramella, tiè!”

Ho avuto 3 figli, e durante tutte le gravidanze ho lavorato fin quando ho potuto. Per questa ultima gravidanza sono venuta al lavoro fino alla fine del 7° mese, come da legge (data presunta del parto 16 ottobre, quindi inizio maternità obbligatoria 16 agosto, l’azienda ha chiuso con il 10 agosto. Il bimbo è nato prematuro, il 25 settembre), ho intenzione di continuare a lavorare anche quando avrò portato questo bimbo a un’età decente, che le mamme stiano il più possibile con i figli durante i primi mesi di vita serve a fare in modo che i bambini siano sereni, e possibilmente diventino degli adulti equilibrati.

Ho due domande da farle: lei è nato dalle onde come Venere? oppure con il metodo suggerito nel “Nuovo Mondo” di Huxley?

E poi: ha mai pensato chi sarà che contribuirà al pagamento della sua, immagino ricca, pensione?”

C. S.

Related Blogs

Leave us a comment

logged inYou must be to post a comment.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori informazioni...

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi