TEMPO: QUANTO VALE OGGI?

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TEMPO: QUANTO VALE OGGI?

Oggigiorno quello che manca alle persone è il TEMPO. Il tempo per svagarsi, per leggere un libro, per viaggiare, per fare la spesa, o semplicemente per portare i propri figli a prendere un gelato.

Il tempo è prezioso, è denaro, si sa. Viviamo in un’epoca in cui tutto è estremamente veloce e in cui l’unico modo per apprendere ormai, è attraverso smartphone e tablet, alla costante ricerca di evasione dalla normale routine, tra una riunione di lavoro, un’inutile pausa pranzo, tra la gente, in tram, in treno, in autobus: le nostre dita scorrono veloci su schermi di dispositivi che hanno preso ormai il controllo delle nostre vite, quando tutto quello di cui avremmo bisogno, è semplicemente di TEMPO.

E’ diventato un lusso per molti potersi concedere di rinunciare al lavoro per poter seguire le proprie passioni o per la famiglia. Si fa di tutto: si lasciano i figli ore ed ore in asili nido, centri estivi, invernali, nonni o babysitter di turno e non si ha più la cognizione di cosa voglia dire poterli crescere, educare.

Si parla spesso di tempo di qualità e la domanda sorge spontanea: vien da chiedersi come le ore passate con i nostri figli al rientro dal lavoro, (quando si è stanchi e con una quantità imprecisata di altre attività domestiche da dover compiere) possono ritenersi di qualità? Pensiamo davvero di poter mettere a tacere i nostri sensi di colpa, con la convinzione che quelle due misere ore (quando va bene) dedicate alla famiglia, siano di qualità?

Le politiche del lavoro di oggi non si interessano e non tengono conto delle esigenze reali delle persone; non si tiene conto dell’importanza che avrebbe il favorire la coniugazione tra esigenze lavorative e famiglia, e di quanto questo migliorerebbe in tutto e per tutto il benessere delle persone.

Non solo: avere più tempo libero significherebbe maggiore propensione al consumo e quindi maggiori benefici per l’economia; senza contare che il benessere psico-fisico delle persone le porterebbe di certo, anche in ambito lavorativo, a rendere di più e con maggior coinvolgimento.
Se venissero adottate reali misure a sostegno della conciliazione tra lavoro e famiglia, con ogni probabilità il tasso di dimissioni volontarie delle mamme al termine del periodo di congedo parentale, diminuirebbe sensibilmente.

Se ancora i contratti collettivi, fossero fatti rispettare senza dover subire pressioni, ricatti o peggio mobbing da parte dei datori di lavoro, raggiungeremmo un concreto atto di dignità nei confronti dei lavoratori e dei loro diritti.

Non è un caso che Paesi come la Danimarca, la Svezia e l’Olanda ci siano già arrivati da tempo con risultati strabilianti in termini di crescita economica e di benessere sociale.

Ci auguriamo che anche nel nostro Paese, prima o poi, si possa arrivare alla consapevolezza da parte del legislatore e dei datori di lavoro sui benefici che queste politiche porterebbero , perché se è vero come è vero che il lavoro nobilita l’uomo, il suo benessere psico-fisico lo renderebbe LIBERO.

 

politichefamiglia.it

 

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