MATERNITA’, VESSAZIONI, CALO DEMOGRAFICO

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Il calo demografico, nel nostro paese, assume sempre più aspetti preoccupanti. Non è difficile prevedere che nei prossimi anni non solo non ci sarà un’inversione di tendenza, ma potrà manifestarsi un inasprimento del fenomeno.

La crisi economica che attanaglia l’Italia da anni è, certamente, una delle cause principali che spinge, per ovvi motivi, le giovani coppie a non voler mettere al mondo dei figli; ma una concausa importantissima è quella legata alle condizioni delle mamme lavoratrici e delle vessazioni di cui sono vittime nel periodo della maternità.

Il repertorio delle nefandezze messe in atto da alcuni datori di lavoro è vasto e la capacità di aggirare norme e regolamenti è notevole. Le vittime di questi comportamenti sono sia le neomamme, il soggetto più vulnerabile, sia la comunità che paga il costo economico di questi veri e propri reati.

Accade ad esempio che lavoratrici in congedo per maternità siano costrette con il ricatto , a lavorare regolarmente fino a pochi giorni dal parto .In questo modo , visto che la retribuzione è a carico dello stato, il datore di lavoro si ritrova ad avere una dipendente che lavora gratuitamente per molti mesi. Anche leggi ideate per garantire i diritti delle lavoratrici, come quella che contrasta la presentazione di dimissioni in bianco all’atto dell’assunzione, vengono facilmente aggirate.

Sbarazzarsi di una lavoratrice mamma è relativamente semplice. Per il primo anno di vita del neonato, la lavoratrice è relativamente garantita e protetta, ma dal giorno successivo al compimento del primo anno di vita del  figlio, spregiudicati datori di lavoro sottopongono le mamme ad ogni genere di vessazioni . Trasferimenti, demansionamenti, rifiuti di permessi ,anche spettanti e varie forme di mobbing, frequentemente lasciano alla lavoratrice un’unica scelta: le dimissioni.

Nel momento in cui la donna è particolarmente fragile e vulnerabile, la spregiudicatezza di un padronato senza scrupoli ha agevolmente partita vinta. Se, poi, la lavoratrice riesce ad opporre resistenza, non è infrequente il licenziamento immotivato, ma mascherato da improbabili esigenze organizzative. É evidente che le leggi vigenti non sono idonee a tutelare la maternità che viene percepita come danno economico e non come diritto. Se si vorrà porre un argine al decremento demografico, occorrerà promulgare leggi che regolino la questione in modo più rigido, contrastando comportamenti indegni di un paese civile.

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